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Il baco da seta in Friuli…. un’attività economica estinta!

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Fino al 30 agosto al Museo Etnografico di Palazzo Giacomelli è visitabile la mostra fotografica La fuea e i cavalîrs. In Friuli c’era la stagione del gelso e del baco con le foto di Albano Quaiattini (1930- 2011).

L’artista, riprendendo dagli anni sessanta una tradizione familiare, con la sua fotografia è stato un silenzioso e appassionato indagatore del territorio. Il suo lavoro è cresciuto nel tempo, a mano a mano che l’ osservazione del mondo e del paesaggio lo ha reso consapevole delle profonde e inarrestabili trasformazioni che andavano segnando il vivere sociale e il paesaggio agrario.

L’esposizione allestita grazie alla disponibilità degli eredi e dell’Ecomuseo delle acque, propone alcune fotografie relative alle ultime stagioni della bachicoltura in Friuli, un tempo importante fonte di reddito nelle case contadine, in particolare per le donne che traevano guadagno dalla vendita della galletta, la galète, ed erano poi impiegate a vari livelli nelle diverse fasi di lavoro all’interno delle filande per la trattura della seta.

Queste e altre fotografie, intercalate da numerosi scritti, costituiscono anche il soggetto e la documentazione del libro Il gelso e il baco da seta edito dall’Ecomuseo delle Acque di Gemona, attraverso il quale si possono approfondire i diversi temi legati al mondo della seribachicoltura. Tra questi l’importanza della coltura del gelso, l’influenza sul disegno del paesaggio agrario, i tempi , i gesti e le tecniche dell’allevamento, il lavoro femminile, la memoria orale, l’importanza della bachicoltura nell’economia agricola friulana.

Le istantanee a colori si riferiscono ad un ventennio di reportage effettuato in molte località della pianura, della bassa friulana e della pedemontana.

Negli esterni il gelso è fotografato nelle diverse stagioni e  periodi vegetativi, all’interno delle case sono invece documentate le fasi di predisposizione dei letti (dopo la sfrondatura dei rami per procurare la foglia) in cui si succedono le mute fino alla chiusura in bozzolo e la sbozzolatura con la preliminare pulizia prima del viaggio verso l’essicatoio.

Le immagini dedicano grande attenzione ai gesti del lavoro ma anche alla convivialità che in ogni generazione accompagnava le diverse fasi.

Con la mostra del fotografo di Pasian di Prato il Museo Etnografico di Udine si propone come uno spazio urbano in cui ripercorrere stagioni di un lavoro non estraneo alla città: le case coloniche della prima periferia conoscevano i tempi della bachicoltura e in via Grazzano a pochi passi del Museo era attiva una importante filanda cittadina.

Le sale espositive al secondo piano offrono poi apparati per comprendere il lavoro di trasformazione della fibra per ottenere il preziosissimo filo impiegato nella manifattura dei drappi più preziosi ma anche, nei suoi scarti, nella lavorazione domestica e artigianale.

Orario estivo:
da martedì a domenica: 10.30 – 19.00
Lunedì chiuso

Ingresso comprensivo di visita al Museo e all’esposizione: € 5  intero; € 2.50 ridotto
Info:
tel 0432.271920
museoetnografico@comune.udine.it

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Informazioni su Paolo Dolce

Dad, natural agriculture lover, oenologist, wine lover, food lover

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